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【瑞士留华校友撰文(十四)】我在中国的第一年

2017-05-08

作者:白莹

  2007年8月,我来到北京开始为期一年的汉语进修学习,在这之前我在瑞士日内瓦大学已经学习了两年时间的汉语。来中国之前的准备很繁琐和辛苦:大量的资料准备,多次体检以及往返伯尔尼申请入境签证等。我感到既不安又激动。20岁时我就渴望能有一些不寻常的经历,而此时我感到的只是一些模糊的兴奋,我隐隐地意识到这次旅行对我来说是有价值的和重要的:我渴望出发,游览北京和其他地方,认识一些中国人,了解他们的习惯和风俗,品尝他们的食物,像他们一样生活。这些愿望后来都实现了,我人生中第一次伟大的旅行在我的生命里留下了美好和深刻的回忆。

  丰厚的奖学金足以满足学习费用以及食宿等开销。我的第一个学期,也就是2007年的9月至12月是在厦门大学度过的。厦门位于福建省,在北京以南大概2000公里,从北京坐火车到厦门花了35个小时。刚开始没有任何人和我说话,但是有很多人一路上好奇地盯着我看。快要到站时,一个中国青年用中英文和我交流,他随后建议我一起到餐车吃些食物,我们聊了一会就到站了。他坚持要买单,之前我就听说中国人非常好客,而这次我的的确确感受到了。这一年当中,我多次亲身体会到中国人是多么地好客,对喜爱他们文化的外国人慷慨大方,这让我十分感动。

  厦门大学的校园就像一个被围起来的大花园,依山傍海,在山顶上能够看到非常美妙的景色,从校园里沿着小路就可以到达南普陀寺的后山。大学校园的布局让我很惊讶,校内设有宿舍、超市和食堂,我从来没有在类似于这样的环境中生活和学习过(在瑞士这种校园很罕见,日内瓦也没有)。我不太喜欢外国学生总是待在一个角落或孤立的环境里:宿舍和教室是外国学生待得最多的地方,除了跟老师接触外,跟其他中国人接触困难。我的同班同学大部分来自东南亚,我们之间用中文交流。我注意观察中国人的特点,以及他们和泰国人、马来西亚人和印度尼西亚人的区别。

  厦门大学的学习结束后,从第二学期开始,一直到2008年7月,我是在位于北京朝阳区的第二外国语学院度过的。这所大学对于外国留学生来说十分人性化,不像厦门大学生活较为封闭。这里的课程我也非常喜欢。由于我的听力很弱,每周我都会和一个中国女学生进行一次交流。出于对两个国家文化差异以及各自双方的好奇心,每次会面都给我留下深刻的印象。虽然这里街道嘈杂、交通拥挤、城市污染严重,但北京的古老历史和文化,以及它作为首都的政治中心地位都吸引了我。此外,与厦门不同的是,大街上听到的都是普通话而不是闽南话,在北京与当地人交流比在厦门容易多了。

  这一年里我的语言水平有了很大提高,我有幸近距离地观察到这个国家以及它方方面面的社会动态。在这里我要特别感谢中国国家留学基金委、日内瓦大学、我的所有老师和同学,是他们帮助我实现和完成了这次中国之旅。

  白莹

  1986年出生, 2007年至2008年分别在厦门大学和北京第二外国语学院留学,现为Addax 石油公司(日内瓦)公关传播与代表团事务合伙人。

Some impressions of my first year in China

I landed in Beijing in August 2007, intending to in China for a year to deepen my knowledge of Mandarin, which I had started studying two years before, at the University of Geneva. Preparation for the trip had been laborious: lots documents to prepare, medical examinations, and trips to Bern to get an entry visa. All of this impressed, scared and excited me. In one's early twenties one is eager for new experiences, and at the time, in the general excitement, I only vaguely realised the importance and unique value of such a trip: I wanted to go, visit Beijing and other places, meet some Chinese people, discover their customs and traditions, try their cuisine and live like them. Almost everything turned out for the best, and this first big trip remains the most beautiful and intense of my life.

The bursary was generous: including study costs, accommodation and a monthly sum for food. In the first semester, from September to December 2007, I would study at Xiamen University, in the province of Fujian, about 2000 km south of Beijing. The train journey lasted 35 hours: everyone was looking at me and in the beginning I didn't speak to anyone. Near the end of the journey, a Chinese youth talked to me, half in Chinese and half in English, and suggested that we eat something together in the restaurant carriage. We talked for a bit and not long before we arrived at our destination, he insisted on paying the bill; I had already heard of the immense hospitality of the Chinese and this was my first experience of it first-hand. I had many occasions during that year to confirm that the Chinese are extremely hospitable and generous towards foreigners that are interested in their culture.

The campus of the University of Xiamen is like a large well-tended garden, a few metres from the sea and with a backdrop of mountains, from which a fantastic view can be had by walking up the paths which start behind the Nanputuo Buddhist temple. The layout of the campus surprised me a lot, with the dorms, the supermarkets and the refectories just for students. I had never lived in a place like this, entirely dedicated to study (in Switzerland this type of campus is rare and isn't the case in Geneva). It saddened me a little that foreign students seemed confined to a slightly isolated corner of the university: the dorms and the classrooms were only used by foreigners and interaction with the Chinese - other than teachers - proved to be difficult. Fortunately the majority of my classmates came from South-East Asia and we mostly communicated in Chinese. This was how I started to learn to distinguish Chinese traits from Thai, Malaysian or Indonesian.

I spent the second semester, up to July 2008, in Beijing, at the International Studies University, which was outside the centre in Chaoyang. The school is small and foreign students aren't isolated like in Xiamen. I very much enjoyed the course, but still found spoken Chinese difficult, so I started meeting up once a week with a young Chinese student to talk. The mutual curiosity felt by two people of the same age, brought up in such different cultures, was strong, and these meetings made a profound impression on me. Despite the chaos on the roads, the crowded public transport and the pollution, I was fascinated by the depth of Beijing's history, its culture and its political importance as a capital city. Besides which, as opposed to Xiamen, where one hears Minnanhua on the streets - a dialect very different from Mandarin - in Beijing I found it easier to communicate with the locals.

During my year in China, my language level improved hugely, and despite the status of a foreign student, I was able to closely observe the country and some of its social dynamics. I remain deeply grateful to CSC, the University of Geneva, to all my teachers and classmates, and to all the people that helped make this exchange possible.

Giulia BROCCO

Giulia Brocco was born in 1986. She studied at Xiamen University and Beijing International Studies University from 2007 to 2008. Now she works in Addax Petroleum as Communications and Delegations Partner.

Alcune impressioni del mio primo anno in Cina

Sono atterrata a Pechino nell’agosto 2007 con l’intenzione di vivere in Cina durante un anno per approfondire lo studio del mandarino, iniziato due anni prima all’Università di Ginevra. La preparazione del viaggio era stata laboriosa: molti documenti da preparare, visite mediche e viaggi a Berna per l’ottenimento del visto d’entrata. Tutto ciò m’impressionava, spaventava ed entusiasmava. All’inizio dei vent’anni si è avidi di esperienze, e sul momento, nell’eccitamento generale, mi rendevo solo vagamente conto dell’importanza e del valore unico di un tale viaggio: desideravo partire, visitare Pechino e altri luoghi, conoscere dei Cinesi, scoprire i loro usi e costumi, assaggiare la loro cucina e vivere come loro. Quasi tutto ciò si realizzò nel migliore dei modi e questo primo grande viaggio resta il più bello e intenso della mia vita.

La borsa di studio era generosa, comprendente i costi di studio, l’alloggio e una somma mensile per il vitto. Il primo semestre, da settembre a dicembre 2007, avrei studiato all’università di Xiamen, nella provincia del Fujian, a circa 2000 Km a Sud di Pechino. Il viaggio in treno durò 35 ore : ero molto osservata da tutti, e all’inizio non parlai con nessuno. Verso la fine del viaggio un giovane Cinese mi rivolse la parola, metà in cinese e metà in inglese e mi propose di mangiare qualcosa insieme al vagone ristorante. Discutemmo un po’ e poco prima di arrivare a destinazione insistette per pagare il conto; avevo già sentito parlare della grande ospitalità dei Cinesi e questa fu la prima esperienza di prima mano che ne feci. Ebbi poi tantissime occasioni nel corso dell’anno per confermare che i Cinesi sono estremamente ospitali e generosi nei confronti degli stranieri che si mostrano interessati alla loro cultura.

Il campus dell’università di Xiamen è come un grande giardino ben curato, a pochi metri dal mare e spalleggiato da montagne dalle quali si può godere di una vista fantastica, per esempio salendo lungo i sentieri che partono dietro il tempio buddista Nanputuo. La struttura del campus mi sorprese molto, con i dormitori, i supermercati e le mense solo per studenti, non avevo mai vissuto in uno spazio simile interamente dedicato agli studi (in Svizzera questo tipo di campus è raro, e non è il caso di Ginevra). Mi dispiacque un po’ che gli studenti stranieri fossero confinati a un angolo dell’università un po’ isolato: il dormitorio e le sale di corso erano frequentati unicamente da stranieri e il contatto con Cinesi – al di fuori dei professori – si rivelò difficile. Fortunatamente la maggior parte dei miei compagni di classe provenivano dall’Asia del Sud-Est e comunicavamo piuttosto in cinese. Fu così che cominciai a imparare a distinguere i tratti di un Cinese, da quelli di un Tailandese, un Malese o un Indonesiano.

Il secondo semestre, fino a luglio 2008, lo passai invece a Pechino, alla International Studies University, un po’ scostata dal centro, nel quartiere di Chaoyang. La scuola è a misura d’uomo e gli studenti stranieri non sono isolati come a Xiamen. I corsi mi piacevano molto, ma l’orale restava debole, così cominciai a incontrarmi una volta alla settimana per chiacchierare con una giovane studentessa cinese. La curiosità reciproca tra due coetanee cresciute in culture tanto diverse era forte e questi incontri mi hanno lasciato una profonda impressione. Malgrado il caos sulle strade, la folla nei trasporti pubblici e l’inquinamento, Pechino mi affascinava per la sua profondità storica, l’offerta culturale e l’importanza politica in quanto capitale. Inoltre, diversamente da Xiamen dove nelle strade si sente parlare minnanhua – un dialetto molto diverso dal mandarino – a Pechino avevo meno difficoltà a comunicare con la gente locale.

Durante quest’anno in Cina migliorai molto sul piano linguistico e, nonostante lo statuto di studentessa straniera, ebbi modo di osservare da vicino il paese e alcune delle sue dinamiche sociali. Resto profondamente riconoscente allo CSC, all’Università di Ginevra, a tutti i miei professori e compagni di classe, e a tutte le persone che mi aiutarono a realizzare questo programma.

Giulia BROCCO

La signora Giulia BROCCO è nata nel 1986. Dal 2007 al 2008 ha studiato all’Università di Xiamen e all'Università degli Studi Internazionali di Pechino. È partner di Addax Petroleum a Ginevra per il dipartimento della comunicazione e della delegazione.



· 2008年,在北京第二外国语学院校园一辆装满白菜的小车子前面

· In front of a cabbage cart in the campus of Beijing International Studies University.

· Davanti ad un carretto di cavoli nel campus dell’Università degli Studi Internazionali di Pechino, 2008

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